Madre - Napoli
20 / 01 / 19 – 01 / 03/ 19

Il Madre, museo d’arte contemporanea Donnaregina della regione Campania ha presentato l’anteprima italiana dell’ultimo episodio della trilogia Amos’s World – Amos’ World (Episode Three) – dell’artista Cécile B. Evans (Cleveland,1983). Durante la mostra, curata da Cloé Perrone, il film, concepito dall’artista come una fiction televisiva, verrà presentato all’interno di una scenografia che comprenderà una serie di posti a sedere scultorei. La ricerca dell’artista si articola tra diversi media come video, scultura, performance e installazioni.

Nelle sue opere, Cécile B. Evans studia la dissonanza tra le realtà, in base a come vengono immaginate e sentite reinterpretando gli elementi delle teorie della rete, e l’entropia. Impiegando spesso personaggi immaginari che si manifestano in materialità e forme diverse, l’artista esamina il valore che la società contemporanea attribuisce alle emozioni e alle condizioni dei contesti digitali e materiali che costituiscono la realtà in cui siamo immersi.

La trilogia Amos’ World, composta da installazioni scultoree e video, è divisa in tre episodi, concepiti dall’artista come una fiction televisiva ambientata in un complesso residenziale socialmente avanzato, in particolare, uno dei quali è influenzato dai progetti brutalisti che derivano dall’idea di Corbusier di una “città all’interno di un edificio”: una perfetta struttura di vita individuale-comunitaria per l’era capitalista.

Questi progetti, che sono saltati fuori in tutto il mondo (molti dei quali possono essere trovati come posizioni all’interno delle trilogie), hanno quasi sempre fallito nelle loro ambizioni e capacità di allinearsi con le realtà, necessità e desideri degli individui che vivono lì o forse anche della società nel suo insieme.

Nel complesso, tutte le opere che compongono la trilogia di Amos’ World (in cui i singoli video sono inseriti o affiancati a componenti architettoniche ispirate dalle immagini video) diventano un’allegoria delle relazioni umane all’epoca della comunicazione digitale e delle reti. Le dinamiche del potere individuale sono ridefinite e smantellate attraverso la pervasiva influenza esercitata dalle infrastrutture tecnologiche che le governano.


In Amos’ World, incontriamo il personaggio a cui si rifà il titolo della trilogia, Amos, l’architetto di questo edificio connesso, e gli inquilini che lo abitano. Amos rappresenta l’archetipo dell’uomo bianco occidentale, un “genio tormentato” che trasuda un’arroganza che contraddistingue la sua vera natura tortuosa, illusoria e un po’ patetica che confonde le sue ambizioni intellettuali con il loro reale impatto sociale.

In Amos’ World (Episode Three) si racconta il momento in cui il mondo dell’architetto viene realmente demolito, anche se non completamente distrutto, il che crea le condizioni senza precedenti per trovare una soluzione. Evocando questa moltitudine di possibilità ancora da cogliere, l’installazione è presentata come uno spazio aperto, caratterizzato da una proiezione video e da dieci posti a sedere nella grande sala al piano terra del museo.

I posti a sedere, chiamati Erratics, sono composti da dieci cubi scultorei su cui i visitatori possono sedere, uno alla volta ma insieme, suggerendo la presenza simultanea di una visione collettiva e individuale. Come parte della ricerca dell’artista, il Museo Madre ha presentato nell’estate 2018 un workshop con un gruppo di bambini (dai 4 ai 12 anni) risiedenti nelle Vele, complesso di Scampia, a Napoli.


Durante il workshop, concepito come premessa metodologica di questa mostra e prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporaneeall’interno della piattaforma Madre per il Sociale, sono state condivise delle riflessioni tra l’artista e i bambini partecipanti sugli aspetti fondamentali del mondo di Amos.

In particolare, hanno parlato della possibilità di un’alternativa condivisa alla semplice demolizione degli “edifici” in cui vivono, e quindi un eventuale antidoto alla deriva distopica: punti di vista, osservazioni e pensieri radicati in conversazioni e giochi, incentrati sull’idea di “casa” come sito di esperienze personali e memoria.

Il workshop non si è focalizzato sulle architetture o sul destino reale di queste unità abitative, ma sulla matrice delle allegorie che forniscono in termini di coesistenza e connessione: molti dei partecipanti al workshop sono stati chiari nel descrivere una vivace rete fisica di amicizie e dinamiche di potere.

L’artista, supportato dal museo, è stato in grado di filmare scene specifiche alle Vele, che appaiono nell’Episode Three come una riflessione sulla possibilità di ricostruzione, non nel senso letterale o architettonico, ma piuttosto sociale ed emotivo.


La trilogia Amos’ World è stata co-prodotta da: Emanuel Layr Galerie, Vienna e Roma; mumok, Vienna; Museum Abteiberg, Monchengladbach; Tramway, Glasgow, dove è stata presentata un’anteprima dell’installazione dei tre episodi.

È stato fornito ulteriore supporto da Art Night, Londra; de Young Museum, San Francisco; FRAC Lorraine, Metz; Villa Merkel, Esslingen; insieme al generoso sostegno del Museo Madre e da Nicoletta Fiorucci, Fondatrice di Fiorucci Art Trust. Un volume monografico retrospettivo dedicato all’artista sarà pubblicato dalle quattro istituzioni nel corso del 2019 e presentato al Museo Madre nell’ambito della piattaforma educativa MADREscenza Seasonal School.


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