Giorgia Risso con l’installazione e la performance Io sono Madeleine – esperienze vissute (2018), ricostruisce la storia della bisnonna ricomponendo i pochi ricordi infantili che le rimangono con alcune tracce della vita della donna ritrovate di recente: una serie di vecchie fotografie, i diari delle dediche della sua gioventù, alcuni oggetti a lei cari.

E’ questo uno dei progetti più affascinanti che sono stati prodotti l’anno scorso da uno degli studenti del Master Accademico di I livello in Visual Arts for the Digital Age di IED Milano. A questo il link è possibile richiedere informazioni sulla nuova edizione del Master: https://bit.ly/2R63iD2

Quali vicende sono intercorse tra una fotografia e l’altra? Cosa significa la frase scritta sull’ultima pagina del libro delle dediche e chi gliel’ha scritta? Queste sono alcune delle domande a cui nessuno sa dare una risposta ma a cui l’artista cerca soluzione, arrivando alla conclusione che per ricostruire la storia di una persona amata e di cui si hanno pochi ricordi bisogna unire ‘i punti’ con l’immaginazione e le memorie distorte e proiettate nei racconti di terze persone.

L’installazione Io sono Madeleine, che prende il titolo dal romanzo Du coté de chez Swann (1913) di Marcel Proust (1871-1922), è composta da fotografie dei primi del ‘900, proiezioni della ricostruzione della doppia narrazione “foto-dediche”, ricettari stampati su tela e vecchi monitor con immagini glitchate a rappresentare metaforicamente le distorsioni della memoria. 

Nella parte performativa – sia online che nello spazio espositivo – l’artista stessa si trasforma in un oggetto evocativo, la Madeleine, attraverso la riproposizione continua di piccoli gesti quotidiani che era solita fare la bisnonna. Il progetto ha infatti previsto la realizzazione di un profilo tumblr, utilizzato come  diario digitale di ricordi, sul quale piano piano sono state caricate foto, stralci di testo e video creati nel corso dei mesi. E’ stato inoltre attivato un profilo instagram per celebrare la figura della bisnonna dell’artista: attraverso una sorta di rituale quotidiano, portato avanti per circa due mesi, Giorgia Risso si è ripresa mentre compiva alcuni gesti che lei stessa era solita fare quotidianamente. Il rituale dell’immancabile rossetto o della “pausa sigaretta” ad esempio. A questi gesti, al fine di avere un filo conduttore tra il nome dato al progetto e il concetto di memoria e ricordo, è stato anche aggiunto un simbolo specifico, una madeleine: elemento ispiratore sin dagli inizi del progetto, dal libro “Alla ricerca di Swann” di Proust.

I video, infine, sono stati caricati giornalmente nella sezione “storie” di Instagram, senza mai pubblicarli sotto forma di post, in modo tale che il pubblico avesse solo 24 ore di tempo per poterli vedere. La scelta è stata fatta al fine di voler sottolineare l’effimerità, la caducità che apparentemente caratterizza il mondo digitale. Fugacità che non è però del tutto reale, in quanto, come nel caso di Instagram, viene creato automaticamente un archivio dove i ricordi vengono salvati e memorizzati.


A questo il link è possibile richiedere informazioni sulla nuova edizione del Master: https://bit.ly/2R63iD2