13 / 01 / 2021

Conferenza di Marco Mancuso

Università Iuav – Venezia


Marco Mancuso è stato invitato dalla professoressa Raimonda Riccini nell’ambito del suo corso di “Tecnologie e culture del corpo” dell’Università Iuav di Venezia, per affrontare una delle tematiche più attuali e importanti nel rapporto tra arte e design tecnologico e speculativo, frutto di un percorso di ricerca condotto ormai da alcuni anni nel contesto della New Media Art:  il corpo e le sue trasformazioni in funzione della relazione con l’ambiente circostante.

Il seminario è articolato attraverso tre momenti di analisi: 1) il corpo tra arte e design, tecnologia e scienza: storia e contesto 2) automazione e computazione intelligente: il corpo e l’ambiente tecnologico 3) biotecnologie e scienze della vita: il corpo e l’ambiente sociale

Con visione di opere e progetti di: Marco Donnarumma, Hiroto Ikeuchi, Sputniko!, Margherita Pevere, Neil Harbisson, Moon Ribas, Zach Blas, Heather Dewey-Hagborg, Ana Rajcevic, Esther Howers

In questa epoca contemporanea, l’impatto della tecnologia e della ricerca scientifica sulle nostre vite è ormai evidente e inequivocabile. Computer sempre più performanti a livello hardware e software, device progressivamente più portabili e indossabili, produzioni di dati in costante e incontrollato aumento, ricerche quanto mai approfondite nel campo delle intelligenze artificiali, della prostetica e delle biotecnologie, corpi gradualmente più controllati e monitorati secondo le più moderne pratiche di riconoscimento facciale, di facial signature, di analisi biometrica e di pratiche di photofitting molecolare, lasciano immaginare uno scenario futuro in cui gli esseri umani saranno a contatto sempre più ravvicinato con tecnologie che condizioneranno le nostre vite in forme ancora non del tutto ipotizzabili e che attiveranno nuove modalità di relazione con l’ambiente circostante, inteso come “ambiente” naturale ma anche tecnologico e relazionale.

Questi “nuovi corpi” saranno sempre più codificati e mappati, “aumentati” nelle loro capacità fisiche e relazionali, in grado di “sviluppare” nuovi codici espressivi che il mondo dell’arte e del design, ma anche della moda e della performance in senso più ampio, sondano con crescente interesse.

Prendendo quindi le distanze dalle teorie trans-umane e post-umane da un lato, dalle pratiche artistiche sul corpo aumentato dall’altro, così come dalle indagini formali nel campo dell’interaction e del fashion design, il pensiero critico più illuminato ipotizza come la New Media Art e lo Speculative Design siano i contesti disciplinari e produttivi al cui punto di intersezione dei quali si osserva come tecnologia e scienza stiano avendo un impatto crescente sul corpo umano, modellando un tipo di uomo tecnologicamente “espanso”, in grado di aprire nuove modalità di dialogo con il contesto che lo circonda.

Si possono studiare infatti oggi una serie di artisti e designer, che operano per colmare la distanza tra questi due ambiti disciplinari, lavorando alla produzione di oggetti ed esperienze artistiche che indagano linguaggi, processi, estetiche e modalità di dialogo tra i nuovi corpi espansi e l’ambiente, inteso ontologicamente come compendio tra ambiente tecnologico (dati), natura (biosfera) e ambiente sociale (relazioni).