01 / 02 / 2019 – 16 / 03 / 2019

A cura di Marco Mancuso – Alessandra Ioalè

Adiacenze – Bologna


Nell’ambito di ART CITY Segnala 2019 in occasione di Arte Fiera, Adiacenze ha inaugurato la mostra di Guido Segni “Fino alla fine” a cura di Alessandra Ioalè e Marco Mancuso. Il tempo è l’elemento su cui riflette la mostra, un momento espositivo che racconta la visione del tempo da parte dell’artista, la sua percezione, il modo in cui lo usiamo o potremmo usarlo in un’epoca di forte accelerazione tecnologica, crescente dipendenza dalle macchine e ossessione per il lavoro.

Testo critico:
“FINO ALLA FINE. Quando la fine giustifica il medium”

Opere in mostra: “Demand Full Laziness” (2018-2023), l’opera che dà il titolo all’intera mostra “Fino alla fine” (2018), “The artist is typing” (2016), “Verba volant. Scripta manent” (2017), “A quite desert failure” (2015).

Tutti i progetti in mostra dimostrano che per Guido Segni, liberare il lavoro di creazione artistica dal concetto di tempo, grazie all’automazione algoritmica, significa assicurare un futuro alla propria opera, la quale può perpetuarsi ben oltre la capacità di sopravvivenza fisica dell’artista stesso. Anche se l’incognita dell’obsolescenza tecnica incombe, egli suggerisce un ritorno alla funzione primaria della tecnologia, troppo spesso dimenticata e demonizzata dai sistemi sociali ed economici del nostro contemporaneo postmoderno.

Analizzando il modo in cui sta cambiando la percezione collettiva del concetto di “automazione”, Guido Segni si domanda: perché perdere tempo lavorando? Non sarebbe più proficuo se un artista impiegasse quel tempo in altro modo, mentre è una macchina a lavorare per lui? Possiamo misurare il tempo non-lavorativo, che per molti sarebbe tempo perso? Al contempo, una macchina, quanto e come può imparare a fare qualcosa secondo processi di machine learning?

“Fino alla Fine” è una mostra che induce a riflettere sul rapporto tra arte, lavoro, auto sostentamento e pigrizia e mette in crisi, in ultima analisi, i sistemi di produzione dell’arte indagando lo sviluppo del gesto algoritmico nel tempo e l’importanza di ciò che lascia. La sua traccia.